"Il Seminatore". Un ricordo di Carlo Oro. - Conservatorio di Musica Francesco Venezze Rovigo

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"Il Seminatore". Un ricordo di Carlo Oro.

'Il Seminatore'. Un ricordo di Carlo Oro.

“Forse un mattino andando in un’aria di vetro, arida, rivolgendomi, vedrò compiersi il miracolo; il nulla alle mie spalle…ed io me ne andrò, zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto” (Montale). Ci ha da poco lasciati, a soli quarant’anni, il giovane organista Carlo Oro, laureato in Organo e composizione organistica al Conservatorio “Francesco Venezze” di Rovigo, con il massimo dei voti sotto la guida del Maestro Giovanni Feltrin. Dal breve ma inteso curriculum si evince un’intera esistenza spesa per l’arte e la musica: insegnante, Carlo aveva fondato il coro polifonico parrocchiale della Chiesa di San Giovanni Battista a Chioggia, rilevandosi fin da subito un infaticabile artigiano del suono. Mentre scrivo questo articolo non negando una certa emozione, Carlo era un mio coetaneo, mi risale alla mente e al cuore un’immagine, un quadro che ha scosso il mio sentire e che più di tante parole potrebbe esprime al meglio cosa il giovane organista ha donato per l’arte più impalpabile. Nel “Seminatore” di Van Gogh il vero protagonista non è il seminatore ma il colore della luce del sole. Gialla, prepotente, intensa. Il sole dorato cala su di un campo altrettanto dorato. Una luce forte ma fredda. Ed in solitaria c’è la figura umana: il seminatore, che volge le spalle al tramonto, che cammina su una terra dai toni surreali. Una sensazione di vuoto e pienezza nel contempo ci attanaglia nel leggere questo capolavoro. C’è la dispersione della luce del sole ed un ripiegamento, quasi un rifugio di essa, da parte del seminatore. Ma non vi è abbandono né mestizia. L’uomo procede a testa alta, incrollabile, solo ma non domo. C’è un movimento che va oltre il vuoto stesso che porta oltre la solitudine o l’abbandono. Che permette di trasformare il vuoto e il caos in potenze salvifiche e creative. “Uno dei contrassegni salienti della mia vita”- sosteneva Carlo su un sito- “è la sete di cultura ed il desiderio di trasmettere agli altri la mia conoscenza. Nel corso della mia vita ho ascoltato musica, ho studiato musica, ho insegnato musica, ho diffuso musica e ho tentato di trasmettere la musica alle tante persone con le quali sono entrato in contatto”. Il “Seminatore” Carlo ha accompagnato tanti giovani studenti e appassionati di musica in un percorso dove la prorompenza dell’arte si potesse fondere con la nostra vista interiore. Un percorso alla ricerca di quella luminosità – di quella luce accecante del sole- che altro non può che rappresentare il fil rouge, l’ossatura forgiante che accompagna il destino di chi si fa Maestro delle arti umane. Il sole provenzano di Vincent altro non rappresenta che scorgere quel battito forte del talento dell’artista, capace di donarci parole, immagini, suoni capaci di attraversare il tempo nelle sue continue e multiformi distensioni. Quel corpo immortalato dal pittore olandese ha uno slancio immobile verso l’infinito. Ed è per l’appunto l’infinito ciò che tende l’arte di Carlo, poiché solo chi lavora con il suono, con quello che appare e immediatamente scompare, che permette di penetrare nella porta dell’interiorità, la via per raccontare i sentimenti. In ricordo del giovane studente del Venezze anche il Direttore del Conservatorio, il Maestro Vincenzo Soravia, ha voluto rilasciare un commento sul tragico fatto: “Caro Carlo Oro, nel silenzio assordante che regna in questo triste periodo tra le aule del Conservatorio, il tuo vivo e sereno sorriso incornicia lo sguardo luminoso dei tuoi occhi che instancabilmente ci hanno sempre avvolto di una profonda amicizia.” “Noi non sappiamo quale sortiremo domani, oscuro o lieto, forse il nostro cammino a non tocche radure ci addurrà dove mormori eterna l’acqua di giovinezza; o sarà forse un discernere fino al vallo estremo, nel buio, perso il ricordo del mattino”. Il viaggio di Carlo è stato maledettamente corto ma la luce che ha donato ai cercatori del Bello e dell’arte resterà immutata ed eterna. Accecante, per l’appunto, come il sole dipinto da Van Gogh.

 

Buon viaggio Carlo!

 

Il Conservatorio Venezze


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